Versione Cattolica di Pubblico Dominio (CPDV)

Tipo
Traduzione
Lingua
Inglese
Canone
73 libri (canone completo)
Salmi
Numerazione della Septuaginta e della Vulgata
Gioele e Malachia
Divisione occidentale (Gioele in 3 capitoli, Malachia in 4)
Ester
Aggiunte greche collocate dove le pone il racconto, invece che in appendice come capitoli 11-16
Licenza
Pubblico dominio
Fonte
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Storia

Nel 2009, quando molte nuove traduzioni cattoliche in inglese partivano dai testi ebraico e greco, comparve una traduzione di altro genere: la Catholic Public Domain Version (CPDV), una nuova traduzione inglese della Vulgata Clementina. Il lavoro fu di Ronald L. Conte Jr., suo unico traduttore e curatore. Secondo il racconto dello stesso Conte, cominciò la traduzione il 14 marzo 2004 e la terminò il 28 marzo 2009, dopo poco più di cinque anni di lavoro. La presentazione della CPDV la descrive come una traduzione della Vulgata latina che prende come guida la revisione della Douay-Rheims fatta da Challoner.

Il principale testo latino usato fu l’edizione del 1914 della Vulgata sisto-clementina, curata da P. Michael Hetzenauer. Furono consultate anche altre edizioni della Vulgata, tra cui quella di Carlo Vercellone (1861), quella di Leander van Ess (1822–1824) — che permette di confrontare le stampe del 1590, 1592, 1593 e 1598 della Vulgata di Sisto V e Clemente VIII — e l’edizione Tweedale, pubblicata a Londra nel 2005. La documentazione della CPDV registra anche la consultazione dell’edizione Desclée del 1885.

L’inglese del vescovo Richard Challoner ebbe un ruolo diverso: non fu il testo latino di partenza, ma servì da guida per la traduzione inglese. Conte spiega che la sua versione non è un semplice aggiornamento della Douay-Rheims: è una nuova traduzione fatta dalla Vulgata, che attinge alla lingua e alle risorse di Challoner per orientare l’inglese. Anche la Douay-Rheims originale fu consultata spesso. La CPDV mantiene così un rapporto particolarmente stretto con la tradizione cattolica inglese: riparte dalla Vulgata, come la Douay-Rheims originale, ma produce una nuova traduzione all’inizio del XXI secolo.

C’è dunque una sorta di parentela testuale che attraversa i secoli. La Douay-Rheims originale cominciò con il Nuovo Testamento pubblicato a Reims nel 1582, e il suo Antico Testamento fu pubblicato a Douai nel 1609–1610. Nel Settecento quella traduzione fu ampiamente rivista da Richard Challoner; è questa forma rivista che divenne la Douay-Rheims tradizionale in inglese. Più di due secoli dopo la revisione di Challoner — e più di quattro secoli dopo l’inizio della Douay-Rheims originale — Conte tornò alla Vulgata come testo di partenza e produsse una nuova traduzione inglese, con Challoner come guida letteraria.

Il nome Catholic Public Domain Version descrive anche alla lettera l’intenzione di Conte. La traduzione fu posta per sempre nel pubblico dominio, senza diritti d’autore, marchi o altre restrizioni legali imposte dall’autore stesso. La dichiarazione dell’edizione riassume questa intenzione in una formula volutamente paradossale: “The only restriction is that there can be no restriction.” Nessuno può rivendicare diritti d’autore sulla CPDV stessa, registrarne il nome come marchio, o imporre diritti d’autore su una nuova versione basata su di essa o da essa derivata.

Ciò permette alla CPDV non solo di essere riprodotta, ma anche di essere curata, ripubblicata, incorporata in altre opere, rivista o usata come base per una nuova traduzione. Conte ha perfino riassunto questa apertura in una frase che suona quasi come un invito ai nuovi traduttori: “no one is forbidden to do it better!” La CPDV fu dunque concepita non solo come una traduzione cattolica della Vulgata, ma come una traduzione volutamente libera da ogni esclusiva editoriale.

Curiosità

Si apra Ester 1, e le edizioni si separano subito. La Vulgata e la Douay-Rheims si aprono con il regno di Assuero e il banchetto di Susa; questa edizione si apre con il sogno di Mardocheo, “In the second year of the reign of Artaxerxes the great” — che le altre stampano molto più avanti, a 11,2. Il banchetto arriva solo al capitolo 3.

Il colofone greco si sposta nella direzione opposta. La Vulgata lo pone a 11,1, in testa ai capitoli aggiunti; qui chiude il libro, come versetto 14 del capitolo 15, e l’intero libro conta quindici capitoli invece di sedici. L’ordine non è un artefatto della digitalizzazione: sacredbible.org stampa Ester in questo modo.

Nel confronto di questo sito i passi sono allineati secondo la numerazione della Vulgata, e la colonna di questa edizione mostra dove si trova il passo al suo interno. Si apra Ester 11,1 e il colofone compare accanto al latino, con una nota in testa alla colonna: “Est 15,14 in questa versione”.

Fonti

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